Screeening in patologie da accumulo

Le malattie da accumulo lisosomiale sono un gruppo di circa 50 patologie genetiche rare del metabolismo, determinate dall’alterazione di una qualunque delle funzioni dei lisosomi (questi sono degli organuli delle cellule responsabili della degradazione e del riciclo di materiali del metabolismo cellulare). Sono causate da una carenza o dal malfunzionamento di enzimi, dal che deriva un accumulo, all’interno dei lisosomi, di sostanze che non venendo degradate comportando danno cellulare e tessutale.

Si tratta di patologie sistemiche (che possono coinvolgere più organi) e insorgono in età pediatrica: la loro modalità di trasmissione è autosomica recessiva (i genitori sono portatori sani della mutazione responsabile).

I sintomi tipici sono: ingrossamento del fegato e della milza, coinvolgimento del sistema nervoso centrale, con perdita di funzioni neurologiche, alterazioni a carico del cuore, dei muscoli e degli occhi.

La diagnosi viene formulata principalmente con l’osservazione clinica del paziente e attraverso specifici esami di laboratorio che rivelano l’accumulo di sostanze nelle urine e valutano il dosaggio dell’enzima coinvolto nella malattia. Viene altresì ricercata la mutazione genetica. La diagnosi precoce della malattia è molto importante.

Lo screening neonatale è fondamentale in quanto consente di individuare soggetti a rischio di sviluppare malattie ereditarie rare per le quali, in alcuni casi, sono disponibili terapie in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Ad oggi è disponibile un sistema di screening per poche malattie di accumulo  lisosomiale: la mucopolisaccaridosi di tipo I (MPS I) e le malattie di Pompe, Gaucher e Fabry. Si tratta del primo test di screening neonatale approvato dalla Food and Drag Administration per questi disturbi.

Il trattamento non è risolutivo ed è diverso a seconda della malattia: terapia enzimatica sostitutiva, ovvero somministrazione periodica di una forma normale dell'enzima alterato, trapianto di midollo, stimolazione dell'attività enzimatica residua attraverso farmaci (chaperon) che stabilizzano l'enzima mutato.

 


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